Pagare il Pizzo

Qual è la situazione dell’Energia in Italia?

Da almeno 20 anni è in corso una guerra mondiale per l’energia, dai tempi di Bush padre e la guerra in Iraq. Più energia, più consumi, più potere economico. Nel frattempo il costo del carbone sta diminuendo ed è sempre più utilizzato dalle economie in crisi.

Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti.

Il mondo è distratto dalla crisi economica e ha accantonato quella ambientale. I governi pensano a come accendere il camino di casa mentre l’appartamento va a fuoco. La chiamano crescita. Dicono che è necessaria per il Pil, per il benessere. Le multinazionali, le vere grandi elettrici dei governi, vogliono mantenere lo status quo. Il loro obiettivo è il profitto. Si discute di debito economico, ma il vero debito lo abbiamo con la Terra che non ci farà alcuno sconto.

Molte persone “scelgono” le soluzioni proposte dai gestori energetici OBTORTO COLLO perché lo considerano il male minore. Non hanno alternativa. È l’unico modo che hanno di fare le cose, Enel resta nella loro mente l’unico fornitore “affidabile” a cui rivolgersi.

Ma perchè dobbiamo pagare il pizzo alle multinazionali dell’energia?

L’Eni è una società quotata in borsa. Il Tesoro ha il 21%, la Cassa Depositi e Prestiti il 10%. Il rimanente 69% è di piccoli e grandi azionisti. L’Eni è un monopolio di fatto. La nostra bolletta dell’energia va in tasca all’Eni.

L’Eni ha dichiarato un utile di 9,2 miliardi di euro nel 2006. Un utile mostruoso sottratto a famiglie e aziende. In pratica abbiamo pagato un’altra Finanziaria. Una parte dell’utile è distribuita agli azionisti. Il primo azionista a riscuotere il pizzo è lo Stato.

Gli altri azionisti, esclusi i privati cittadini, non so chi sono. Ma sento la solita puzza di salotto buono. Quello che forse ha piazzato nel consiglio di amministrazione i suoi uomini. Quello che forse ha nominato Scaroni, che ha patteggiato una condanna a due anni e tre mesi per corruzione, amministratore delegato.

Il pizzo dell’Eni è piombo nelle ali dello sviluppo del Paese. Il cittadino che possiede azioni Eni può pagare il pizzo della bolletta incassando i dividendi. Il cittadino che non possiede azioni Eni paga il pizzo e basta. Se fossimo tutti azionisti il problema sarebbe risolto.

Entro il 2050 quasi la metà del fabbisogno energetico europeo potrebbe essere soddisfatto dall’autoproduzione

Le rinnovabili sono in crescita: optare per fonti di energia diverse dai carburanti fossili ha cambiato le modalità di approvvigionamento dell’elettricità, e presto potrebbe portare alla fine delle grandi utility e delle centrali elettriche tradizionali.

Uno studio commissionato da Greenpeace, infatti, fa pensare che entro il 2050 la metà dei cittadini Ue produrrà autonomamente l’elettricità necessaria per la propria abitazione, e che il 45% del fabbisogno del Vecchio continente potrebbe essere coperto dall’autoproduzione.

Se ne è parlato tanto: il nostro è un Paese non autosufficiente, dipendente dalle forniture estere, e soprattutto ancora vincolato alle fonti fossili.

Malgrado il grande sviluppo delle rinnovabili negli scorsi anni – che prometteva finalmente l’avvio del cambio di paradigma – molto provvedimenti del governo hanno posto ostacoli a tale cammino: cambio degli incentivi alle rinnovabili, rallentamenti nelle disposizioni relative alle reti, e soprattutto aiuti di Stato alle fonti fossili volti a tenere in vita un mercato che da solo, probabilmente, si avvierebbe alla sua fine naturale.

Il problema è che per progettare un piano energetico nazionale occorre voler pensare nell’ordine di decenni. Occorre avere una visione, un obiettivo a lungo periodo a cui si cerca di tendere, tutte caratteristiche di cui i politici fanno volentieri a meno concentrati come sono sui titoli di domattina o al massimo le prossime elezioni. Le sorti del Paese fra venti o trent’anni interessano poco o nulla.

Se pensiamo al futuro ed alle prossime generazioni, alla sostenibilità ambientale ed all’indipendenza energetica del Paese, il Programma Energia avrà effetto entro il 2020 e la completa uscita dalle fonti fossili entro il 2050. Questi i punti principali:

Carbone fuori dal sistema entro il 2020: le centrali a gas naturale saranno per prime chiamate a sostituire le centrali a carbone in uscita ma non dovranno essere costruite nuove centrali a fonti fossili. Nel medio periodo sarà favorita la migrazione dei consumi termici verso l’elettrico, in particolare per l’autoproduzione da fonti rinnovabili; dovrà essere risolta la dipendenza dei trasporti dai prodotti petroliferi: trasporto collettivo e mobilità elettrica, a supporto anche della gestione del sistema energetico.

Petrolio fuori dal sistema entro il 2040 (esclusi Agricoltura e Aviazione): progressivamente le fonti rinnovabili quali solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico e bioenergie sostituiranno le altre fonti

2050: Efficienza energetica à riduzione di oltre il 35% consumi finali energia quale obiettivo minimo.

Gas naturale fuori dal sistema prima del 2050: rinnovabili unica fonte interna nel 2050. Forte penetrazione del vettore elettrico.

Dove trovare i fondi? Dal punto di vista economico riteniamo che occorra fare scelte differenti rispetto a quelle di questo governo e dei governi che lo hanno preceduto. Gli aiuti di Stato alle fonti fossili ammontano oggi a ben 13 miliardi di euro l’anno, un vero “spreco di energia” da parte del Paese. Dai sussidi ai trasporti, al tristemente famoso CIP6, alle trivellazioni, alle autostrade, a esenzioni e riduzioni a pioggia, si tratta di una continua erogazione che tenta di tenere in piedi un settore asfittico.

Questi fondi possono essere impiegati in modo molto più proficuo per preparare l’Italia a quel futuro diverso verso cui molti altri Paesi si stanno già orientando, non ultimo il settore della ricerca. Per questo un piano energia diventa anche una manovra economica: perché ha una ricaduta su tutti gli aspetti della società.

“Modernizzare” non significa, come sostiene il governo, aiutare ancora le trivelle ma aiutare l’Italia ad uscire da un paradigma ormai vecchio di cento anni e orientarla al più presto ad una transizione energetica oramai inevitabile.